gli Altipiani di Arcinazzo

Situati a circa 900 metri s.l.m., troviamo gli Altipiani di Arcinazzo, una delle località più "alpine " del Lazio e di tutto il Centro-Sud, raggiungibile (vedi percorsi e orari) in meno di 1 ora da Roma, e distante rispettivamente 8 km. da Trevi nel Lazio, 6 km. da Arcinazzo Romano, 10 km. da Piglio, 14 km. da Guarcino e solo 9 km. dalla piu nota Fiuggi, tutte località ben collegate da Cotral.

Altopiano di chiara origine carsica, disteso tra il monte Scalambra e il monte Altuino, dai primi anni del ‘900 è stato sottoposto a massiccio rimboschimento per effetto del quale oggi è caratterizzato da estese abetaie di molteplici qualità, a forte dominante alpina, alternate da ampie distese di prati.

Tale ambiente non può che stimolare ed esaudire desideri di aria pura e lunghe passeggiate, tra i mille colori e profumi che si rincorrono attraverso le stagioni, alternandosi con la frescura estiva e un accogliente camino in inverno, mentre a volte fuori scende silenziosa la neve

Non per niente i resti archeologici rappresentano (per dirla in linguaggio pubblicitario) il miglior "testimonial " di come la tradizione della villeggiatura e della seconda casa sia molto antica, ma in questo luogo anche di grande prestigio.

il clima

Il clima è temperato-umido. Le precipitazioni si mantengono su una media annua di circa 1500 mm., con minimi in luglio ed agosto e massimi in novembre e dicembre, con circa 80 giornate piovose nell'anno (un numero inferiore rispetto alle zone circostanti).

La temperatura media annua si attesta intorno agli 11 gradi, con un massimo di circa 20 gradi in luglio ed agosto ed un minimo di 2 gradi in gennaio e febbraio. Ovviamente la media viene disattesa in periodi straordinari qualora si arrivi rispettivamente a +30 o -10/15

I venti prevalenti sono il libeccio che spira da sud e sud-ovest e, fra febbraio e marzo, la tramontana, proveniente da nord-est.

A detta degli esperti, sugli Altipiani di Arcinazzo, ad un'altezza di 850 metri circa, si respira l'aria dei 2000 metri, poichè le correnti ascensionali più calde fanno defluire dalle pendici dei monti vicini l'aria fresca ed ossigenata delle cime più alte (1800-2000 m.).

Il clima, l’ecoambientazione, la vicinanza con Roma, un territorio particolarmente ricco dal punto di vista storico-artistico e paesaggistico e ottimamente collegato con una moltitudine di Centri limitrofi dalle tradizioni ricche e antiche, sono altrettanti motivi di richiamo per coloro che siano in cerca di calma e tranquillità, soprattutto d’estate come alternativa ad afa e calura, ma anche come "campo-base" per le vicine e note stazioni invernali di Monte Livata, Campo Staffi e Campo Catino, tutte raggiungibili in poco più di mezz’ora(!), oppure per le abbazie di Subiaco, Casamari, Trisulti, Montecassino...

profilo geo-fisico

Gli Altipiani di Arcinazzo si presentano come una conca chiusa con superficie lievemente ondulata, di circa seicento ettari - dalle tipiche caratteristiche carsiche - che ha inizio al km. 29 della Via Sublacense, nei pressi del sito archeologico della villa imperiale romana e si estende per una lunghezza di circa 3 km ed una larghezza media di km 1-1,5.

La conca è situata a circa 850-900 metri di altitudine, a ridosso dei Monti Simbruini, è circondata dai Monti Affilani (monte, Altuino m. 1271) e la dorsale dei monti Retafani (m. 1154), Retafanicchio (m. 1018) e Scalambra (m. 1420), propaggini della catena dei Monti Ernici, che li separano dalla piana del Sacco.

Si presenta come un sistema eco-paesaggistico integrato, ancora sostanzialmente integro, situato al centro di un quadrilatero, i cui vertici sono costituiti dalle città di Subiaco, Trevi, Fiuggi e Piglio. Tale superficie appartiene quasi in parti uguali al Comune di Arcinazzo Romano, in provincia di Roma, ed ai comuni di Trevi nel Lazio e di Piglio, in provincia di Frosinone. Verso il lato sud-est si estende una notevole superficie boschiva del comune di Fiuggi, ricadente, come tutto l'Altopiano, nel bacino imbrifero del Fiume Aniene.

mappa dei confini giurisdizionali

storia e popolazione

BREVI CENNI STORICI
La località e i più stretti dintorni sono ricchi di numerose testimonianze che ne fanno risalire l’insediamento umano sin dal periodo Paleolitico (1000-5000 a.C.)
In epoche documentabili risulterebbe abitata da Equi fino alla successiva colonizzazione dei Romani, testimoniabili rispettivamente dall’Arco di Trevi visibile sull’attuale via Sublacense tra Altipiani di Arcinazzo e Guarcino) - un arco megalitico a tutto sesto, risalente al IV secolo a. C., il cui scopo potrebbe ipotizzarsi come elemento di confine fra Equi ed Ernici o resti di un grande acquedotto - e dalla grande villa
del periodo Traianeo posta all'ingresso degli Altipiani per chi proviene da Subiaco, da resti di un probabile tempio lungo la provinciale per Trevi e da tombe romane all'interno dell’attuale Vivaio del Corpo Forestale, risultanti dai numerosi scavi archeologici eseguiti in varie epoche, dai quali si deduce come la località fosse già all’epoca area prediletta dai patrizi romani per la villeggiatura, come testimoniato peraltro dalla villa di Nerone portata alla luce nella poco distante Subiaco, e dai resti un probabile acquartieramento militare rinvenuto in località Le Grotte, a evidente protezione della villa i cui resti troviamo nella vicina Torre di Piè di Campo, dalla cui zona sono emersi i più emblematici elementi di studio...

LA POPOLAZIONE
Nell'Alto Medioevo si assiste ad un aumento della popolazione che interessa non solo i centri di Trevi nel Lazio ed Arcinazzo, ma anche gli Altipiani, dove sorgono i borghi di Colle Alto e Altuino, principalmente per coloro che erano dediti alla pastorizia e ai movimenti di transumanza (rif. "Civiltà contadina a Trevi e nell’Alta Valle dell’Aniene" - Silvio Grazioli, già Sindaco di Trevi nel Lazio).
Tracce di insediamento vero e proprio si hanno però solo a partire dal 1700 (Meo Passeri nel 1711 è il primo residente ufficiale di cui si abbia memoria), quando cominciano ad arrivare nuclei stabili di famiglie provenienti da Trevi.
Ma il vero sviluppo delle residenze secondarie si ha a partire dai primi del ‘900, quando sorgono le prime ville per la residenza estiva, per raggiungere la massima espansione negli anni 70/80, tuttora non conclusa con l'inizio del nuovo millennio per effetto del ricambio socio-generazionale...

l'evoluzione

PANORAMA STORICO
Questo excursus panoramico sugli Altipiani di Arcinazzo è ideale per quanti amano le passeggiate in campagna e sui monti, per chi ama l'aria pulita e frizzante, per chi predilige località che parlano il linguaggio della storia.

Agli Altipiani è fresco ancora il sapore delle cose genuine e naturali che caratterizzarono in passato le attività pastorali e agricole. Sensazioni e stili di vita ancora vivi oggi nel cuore della gente nonostante l'espansione edilizia che ha messo a dura prova l'integrità storico-paesaggistica dell'ambiente.

Sin dai tempi antichi e fino alla metà del nostro secolo gli Altipiani di Arcinazzo furono un importante punto di incontro per la transumanza.

I pastori provenienti dal vicino Abruzzo, dalla valle del Sacco e dai Monti Simbruini vi sostavano con le loro greggi per riposare sia prima di scendere a svernare verso le piane dai pascoli più ricchi, sia a primavera, prima di risalire verso i paesi di appartenenza.
I tratturi, divenuti oggi in gran parte strade asfaltate, convergevano e si incrociavano nella vasta piana che si animava così di suoni, voci e belati in una confusione festosa.

La prima impronta tangibile di storia sugli Altipiani di Arcinazzo (la romana Arx narrii, la medievale "Arsinace", "Arcenaze" e "Arcinatio"), risale al 1 secolo. Ne sono testimonianza i resti ben conservati e recentemente restaurati dell'Arco Romano (A-5) in prossimità del Km 39,600 della S.S. 411 Sublacense, quasi certamente "Porta Daziale" per chi transitava.

II reperto più importante che testimonia un insediamento certamente più stabile è "la Villa Romana" (I-5), un tempo ricca residenza degli Antonini, da Traiano a Commodo, e probabilmente anche di Nerone che aveva fatto costruire per sé una grande villa a Subiaco sul fiume Aniene. Ne danno prova i bolli laterizi e le scritte indicative ritrovate oltre che la tradizione popolare e la toponomastica, che indicano i resti della villa romana come "villa di Nerone" e i resti delle Peschiere (I-5), che ne costituivano la riserva di acqua, come "bagni di Nerone". La villa era decorata con marmi pregiati e soffitti d'oro lavorato.
Una conferma della sua ricchezza ci viene dai preziosi reperti (marmi, portali, capitelli e mosaici) asportati nel tempo e utilizzati per abbellire chiese e palazzi dei centri vicini.
Sicuramente la crisi dell'Impero Romano e le invasioni barbariche con i conseguenti saccheggi, determinarono l'interruzione del processo d'insediamento già iniziato sull'altopiano, che seguitò, però, a registrare la cadenza regolare dei movimenti di transumanza.

La località conobbe un'altra epoca di rinascita nel medioevo.
E di questo periodo la torre detta "Pie di campo" o di "Narzio" (I-5), considerata una importante costruzione tardo romana.
Situata alle pendici del monte Attuino, vicina alla villa romana, fu una delle rocche, erette a difesa dell'altopiano, venne fatta demolire nel 1109 dall'abate di Subiaco Giovanni V per sottrarre ai nemici del monastero benedettino un valido punto strategico. Della medesima epoca è il Castello di Colle Alto, i cui ruderi si incontrano a circa 1 Km della Via Sudacciara (F-7). Di esso si trova menzione nelle bolle dei Papi Urbano II (1088) e Nicolò II (1059 e 1062). Il castello dominava la riva a sinistra dell'Aniene, di fronte a Jenne, e fu motivo di discordia tra i monaci benedettini di Subiaco e la città di Trevi, che nel 1146 lo occupò. Dopo una lunga vertenza, per intervento del Papa Alessandro IV fu restituito ai monaci che nel 1299 lo cedettero ai Caetani, con atto del notaio Nicolò Novello di Vico.

Altre notizie storiche ci arrivano solo dopo secoli di silenzio con la carta dell'Ameti (1693-1696), dove appare evidenziata la strada Piglio-Altipiani e Altipiani-Trevi, che oggi scende verso il fiume Aniene col nome di "Sudacciara".

L'odierno insediamento muove i primi passi con la famiglia trebana dei Passeri, che si è resa protagonista dello sviluppo commerciale e turistico dell'altopiano. Agli inizi del 1700, Giovanni Battista Passeri, noto col nome di "Meo", si trasferì stabilmente sull'altopiano, costruendovi la sua abitazione, tuttora esistente (E-5).
Quasi contemporaneamente venne aperta un'osteria al bivio per il Piglio e un'altra al bivio per Trevi.
Esse furono un confortevole punto di riferimento per i numerosi pastori di passaggio e di ristoro per la moltitudine di pellegrini in visita al Santuario della SS. Trinità di Vallepietra. Alla sua "... affumicata cucina facevano capo i montagnoli d'Abruzzo, di Ponza (l'odierna Arcinazzo Romano), di Filettino, di Guarcino e di Piglio, i pastori e i molossi..." come riferisce il Gori nei suoi scritti. Una pergamena del monaco benedettino Don Carlo Spoletini realizzata nel 1776 e rinvenuta nella biblioteca di S. Scolastica di Subiaco, evidenzia l'ubicazione della vecchia osteria al bivio per Trevi.

Nei primi del 1900 gli Altipiani di Arcinazzo vennero scelti da ricche famiglie per costruirvi le proprie residenze estive: nacquero così le splendide ville Bandirli, Parodi Delfino, De Vito, Busiri Vici, Paolucci de Calboli.
Nel 1930 venne costruito l'edificio scolastico, ampliato nel 1964 e poi sede anche dell'ufficio Postale e di un ambulatorio medico.
Da 7 famiglie di 30 persone presenti nel 1920 si è passati ai 500 residenti del 1992.
Vennero poi costruiti l'istituto delle Suore dell'Assunzione e l'Azienda Zootecnica di Mons. Lupi con l'annessa cappella, passata poi ai Graziani e quindi ai Salesiani.
Al marchese Giacomo Paolucci de Calboli si deve la realizzazione del vivaio forestale il cui progetto, sostenuto anche da Arnaldo Mussolini, è stato attuato grazie all'apporto finanziario della fondazione "Walter Becher pro silvicultura in Italia".
Nel 1963, la generosità della N. D. Lucia Parodi-Delfino, unita a quella degli abitanti del luogo, consentì la costruzione dell'attuale chiesa parrocchiale (D-4), dove si possono ammirare opere di Mariani (S. Benedetto e S. Giovanni Bosco), di Busiri Vici (pala absidale l'Assunzione) e le coloratissime vetrate di G. P. Albertini.

Nomi illustri nel campo dell'arte, dello spettacolo e della politica hanno soggiornato qui negli ultimi anni, da Guido Piovene a Stefano D'Arrigo, a Gian Piero Albertini, a Audrey Hepburn, a Rodolfo Graziani, ad Alcide De Gasperi e a Sandro Pertini.

Testimoni dello sviluppo urbanistico e del cambiamento paesaggistico verificatosi sull'altopiano, sono le numerose ville ed i residences sparsi nel verde, intorno al vecchio centro storico, dove spiccano la chiesa parrocchiale, gli alberghi "Il Caminetto", "Cristallo", "San Giorgio" e il nucleo residenziale di Piazza Meo Passeri, che nell'eleganza architettonica si sposano felicemente ai declivi dei colli circostanti, che inondano di pace l'altopiano, cullandone lo scorrere dei secoli.

suggerimenti per il tempo libero

Gli Altipiani di Arcinazzo offrono possibilità di svago differenziate, secondo esigenze ed età, compatibilmente con il tipo di vacanza che si intende in una località serena e immersa nella natura.Escursioni a piedi di vario grado, passeggiate tra viali ombreggiati o attraverso grandi spazi a prato, punti di ristoro all'aperto presso i quali godere aria, sole e tranquillità sorseggiando una bibita e leggendo qualcosa, spesso messo a disposizione dai gestori, mentre i bimbi fruiscono dei giochi.
Data la posizione geografica si raggiungono località limitrofe ricche di storia partendo proprio dai resti della Villa di Traiano, alle porte degli Altipiani in direzione Arcinazzo Romano e dall'Arco di Trevi, poco fuori dall'abitato, sulla via per Guarcino, e poi in auto e nello spazio massimo di circa 30 minuti si raggiunge Subiaco e il Sacro Speco (monasteri Benedettini) - l'abbazia di Casamari - Anagni - Alatri - le grotte di Collepardo etc..., mentre più brevemente si arriva a Fiuggi (cure termali, shopping, cinema, eventi vari), Trevi nel Lazio (Castello Cajetani), Arcinazzo Romano e Affile (borghi da non perdere), Piglio (borgo e cantine del famoso omonimo vino Cesanese).

Per i più "curiosi" o "avventurosi", amanti di posti dove il silenzio è rotto solo dalle fronde, gli uccelli o lo scrosciare dell'acqua, in circa 40 minuti si arriva a Campo Staffi, Campo Catino o Monte Livata, già note stazioni invernali, ma splendide mete per gite estive.

Da visitare le suggestive cascate di Trevi (Aniene) e quelle del Simbrivio (affluente di destra), mentre è assolutamente da non mancare una gita a Fiumata, a qualche chilometro da Trevi nel Lazio, deliziosa zona boscosa che con leggera e morbida pendenza porta fino alle sorgenti del fiume Aniene, che con le sua corsa tra le rocce crea quella che potrebbe definirsi "la colonna sonora della natura".

Per comprensibili ragioni di spazio questo breve saggio non comprende tutte le molteplici possibilità disponibili per una gradevole permanenza in questa località che ha fatto innamorare nei secoli uomini di ogni levatura, primi tra tutti i nobili romani e, a seguire, religiosi, politici, artisti ... e chi vi parla.

Comunque sono attivi nel menu a sinistra rimandi a informazioni specifiche che possano in parte illustrare quanto accennato e quanto ancora da aggiungere.